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Punto di ripristino, un’ancora di salvezza in pochi click

Può capitare che un aggiornamento di Windows, il driver di una nuova periferica, un programma installato di recente, etc, possano rendere il sistema instabile se non addirittura inutilizzabile.
Oltre al backup, c’è qualcos’altro che può salvarci in questi casi, e si chiama “punto di ripristino”.

  • Che cos’è un punto di ripristino?
    E’ qualcosa simile ad una “istantanea” della configurazione del nostro PC; se ci accorgiamo che qualcosa non funziona bene, possiamo riportare la configurazione del nostro sistema ad un punto di ripristino precedente all’attuale, in maniera molto semplice e veloce, risparmiando moltissimo tempo e fatica.
  • Che differenza c’è tra l’utilizzo del backup e l’utilizzo del punto di ripristino?
    Solitamente un backup coinvolge i file dell’utente, come i documenti, le immagini, la musica, etc, mentre un punto di ripristino coinvolge la configurazione del sistema operativo. Ripristinare un sistema ad un punto precedente quindi, riporterà la configurazione ed i programmi installati alla data precedente, ma lascerà invariati i file creati e modificati dall’utente fino a quel momento.

Se il sistema è stato predisposto, i punti di ripristino vengono effettuati automaticamente ad ogni installazione di programmi o nuove periferiche, e ad ogni aggiornamento effettuato tramite Windows Update. E’ comunque possibile effettuare un punto di ripristino manualmente, ogni qualvolta lo si desideri.

Come come si utilizzano i punti di ripristino

  1. Creazione di un punto ripristino
    Innanzi tutto bisogna sincerarsi che il ripristino di sistema sia abilitato. Per fare ciò immettere il termine “ripristino” nella ricerca di Windows, e fra le voci trovate, cliccare su “Crea un punto di ripristino”.
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    Verificare che la voce "protezione" in corrispondenza del disco di sistema sia Attivata; se così non fosse, cliccare su “Configura...” ed attivare la protezione di sistema.
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    Una volta che la protezione di sistema è abilitata, è possibile creare un punto di ripristino cliccando sul pulsante “Crea...” ed assegnando un nome al punto di ripristino.
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  2. Ripristino configurazione da un punto di ripristino
    Immettere il termine “ripristino” nella ricerca di Windows, e fra le voci trovate, cliccare su “Ripristino”.
    Cliccare su “Apri ripristino configurazione di sistema”
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    Cliccare su “Mostra ulteriori punti di ripristino” per visualizzare tutti i punti di ripristino memorizzati sul PC
    Scegliere un punto di ripristino tra quelli presenti ed andare avanti fino a che il sistema non verrà riportato alla data scelta.
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Se il PC fosse così compromesso da non riuscire ad avviarsi, è possibile effettuare il ripristino avviando il PC dal disco (o la pendrive) di installazione di Windows e scegliere “ripristina” invece che installa. Scegliendo l’opzione corretta, sarà possibile ripristinare il PC ad uno dei punti di ripristino salvati precedentemente. Essendo quest’ultima una soluzione un po’ più complessa e delicata, sconsigliamo di farla in autonomia se non sufficientemente preparati.

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Crash dei sistemi informatici INPS: importanza della pianificazione

progettareQuando il 1 aprile il portale dell’INPS ha aperto lo sportello virtuale per la richiesta del bonus di 600 euro previsto per lavoratori autonomi e partite IVA, si sono verificate enormi problematiche che hanno variato dall’irraggiungibilità del sito a, cosa ben più grave, l'accesso ai dati sensibili di persone differenti dall’utente che stava effettuando la richiesta.
I dirigenti dell’INPS hanno prontamente dichiarato che il sistema informatico è stato attaccato e violato da Hackers, ma fin da subito questa ipotesi non aveva affatto convinto chi con i sistemi informatici ci lavora giornalmente. Passato qualche giorno si è riuscito, in parte, a comprendere quali siano stati gli eventi che hanno portato a quello che sicuramente è uno dei più importanti data leak (incidenti informatici dove avviene un'esposizione involontaria di dati sensibili) italiani.
Fondamentalmente il problema è stato generato da diverse scelte tecniche sbagliate, messe in atto per contrastare quella che, come ampiamente previsto, sarebbe stata una massiccia transazione di dati concomitante. Prima fra tutte quella di non aver pensato a priori ad un sistema di prenotazione, che non accettasse nuovi utenti qualora le risorse disponibili fossero quasi esaurite; in seconda battuta, quando il sistema ha iniziato a non rispondere più, onde evitare il blackout completo, si è cercato di ricorrere all’utilizzo di sistemi di cache operando su due livelli:

  1. Sono state abilitate le cache di IIS sui servers interni dell’INPS
  2. Si è ricorsi all’utilizzo di un CDN -Content Delivery Network- esterno (Microsoft Azure)

Queste due scelte sono state sicuramente le peggiori che si potessero prendere, perché sono implementazioni che vanno effettuate per distribuire il carico relativo ad elementi detti “statici”, ovvero elementi che sono sempre uguali e vengono caricati e mostrati una sola volta.
Applicati ad elementi dinamici, come un form da compilare ad uso di utenti differenti (gli utenti che effettuavano la richiesta), ha generato una serie di dati ridondanti svincolati dall’utente che ne aveva fatto richiesta, portando quindi al data leak che ormai tutti conosciamo.

Quello che ci preme sottolineare da questa storia, è che tutte le problematiche che si sono venute a creare, e che probabilmente porteranno anche a grosse sanzioni da parte del Garante della Privacy, sono state il risultato di una mancata pianificazione e ad effettuare delle scelte tecniche in piena emergenza.

È per evitare queste situazioni che Data Commerce consiglia sempre i propri clienti di scegliere un percorso di assistenza tecnica continuativa, e non soltanto nel momento in cui si verifichino delle emergenze. Un contratto di assistenza tecnica infatti non garantisce soltanto l’intervento nel momento del bisogno, ma anche l’analisi e la consulenza, prevedendo un rapporto costante per garantire la continuità dei processi produttivi del cliente.

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Office 365 diventa Microsoft 365 e si arricchisce di nuove funzionalità

off2micr365 Microsoft ha deciso di cambiare il nome alla propria suite di produttività: dal 21 aprile 2020 infatti, il nome del pacchetto Office in abbonamento non sarà più Office 365. Gli utenti che potrebbero trovarsi più in confusione rispetto al cambio di nomenclatura, sono quelli aziendali (versioni Business) in quanto tutti i pacchetti in abbonamento verranno chiamati Microsoft 365, stesso nome che precedentemente era riservato alla versione più completa della suite Microsoft.
Qui sotto elenchiamo il cambio nomenclatura dei pacchetti Business dal 21 aprile 2020:

  • Office 365 Business Essentials diventa Microsoft 365 Business Basic
  • Office 365 Business Premium diventa Microsoft 365 Business Standard
  • Microsoft 365 Business diventa Microsoft 365 Business Premium

La confusione maggiore spetta ai possessori di Office 365 Business Premium che, a differenza di quanto potrebbe risultare logico, non si troveranno il nuovo nome Microsoft 365 Business Premium, bensì Microsoft 365 Business Standard.

Il cambio non solo coinvolgerà la denominazione, ma anche le funzionalità, con l’aggiunta in tutti i piani di alcune interessanti features:

  • Integrazione degli strumenti premium di Microsoft Editor, un tool che affianca l’utente nella stesura dei testi, offrendo suggerimenti di composizione testuale e perfezionamenti linguistici (ad oggi la versione base è disponibile per tutti tramite un’estensione per Google Chrome e Microsoft Edge)
  • l’accesso a centinaia di modelli premium per presentazioni in PowerPoint
  • la sincronizzazione di più calendari (ad esempio quello lavorativo e quello personale)
  • la protezione di Vault su OneDrive (precedentemente riservata agli account privati)
  • l’integrazione di Getty Images in Outlook
  • il Password Monitor in Edge che segnala se le proprie credenziali sono state compromesse

Nonostante l’introduzione di nuovi strumenti, il prezzo dei pacchetti abbonamento e le scadenze dei pacchetti già sottoscritti, rimarranno gli stessi.

Come sempre per qualsiasi info aggiuntiva, non esitate a contattarci.

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Internet verso la saturazione?

network small In queste settimane ci siamo resi conto come mai, che internet è a tutti gli effetti un bene primario. Dalla connettività in questo momento dipendono istruzione, lavoro, svago e rapporti sociali: si calcola che nelle ultime 2 settimane l’incremento delle risorse internet utilizzate sia stato dal 40 al 150%, il che sta mettendo a dura prova non solo le infrastrutture degli operatori, ma anche e soprattutto i fornitori di servizi web, colossi del calibro di Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft.
Per ciò che riguarda l’istruzione ed il lavoro c’è stato un enorme aumento dei servizi di formazione a distanza, call conference, utilizzo di piattaforme online di cooworking, etc; anche il GARR, la rete italiana dell'istruzione e della ricerca, ha riscontrato nell'ultima settimana un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale.
Forse l’incremento più significativo, sopratutto in considerazione della banda richiesta, è avvenuto però nell’ambito dello svago e dei rapporti sociali. Se pensiamo ad esempio allo streaming di contenuti video (Youtube e Netflix in primis), alle videochiamate (Whatsapp e Skype principalmente) e al gaming online (Fortinite o il download di nuovi titoli come Call of Duty Warzone e Doom Eternal), è facile immaginare che l’intensificazione di utilizzo di banda sia stato enorme.
Per fronteggiare questa situazione alcuni gestori di contenuti in streaming hanno cominciato a diminuire il bitrate (la qualità) della trasmissione del 25%, altri come ad esempio Facebook, possessore di WhatsApp e Instagram, hanno effettuato un rapido aumento dei servers adibiti al servizio.
Gli utilizzatori, dal canto loro, possono far poco... una delle possibilità è quella di scegliere servizi meno blasonati, ma comunque ottimi, alternativamente a quelli più conosciuti, come ad esempio Signal o Telegram al posto di Whatsapp, o Zoom al posto di Skype.
Dall’analisi dei dati emerge comunque che al momento infrastrutture e servizi web stanno reggendo bene, con il verificarsi quasi esclusivamente di qualche rallentamento sporadico, ma ancora nessun blackout rilevante. Nota decisamente positiva, anche in relazione al fatto che le relazioni DESI (Digital Economy and Society Index) hanno piazzato l’Italia tra gli ultimi posti in Europa per lo stato di informatizzazione dell'economia e della società.
Bisognerà anche capire quanto durerà questa situazione di quarantena generale e quale tipo di impatto a lungo termine potrà avere, ben consapevoli che potrebbe rivelarsi una grande opportunità nel migliorare l’utilizzo dell’attuale tecnologia nella realtà quotidiana, ma anche una possibilità di evoluzione data da nuove esigenze.

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Smart Working: esigenza o opportunità?

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La vostra società è pronta per lo smart working?
Lo smart working, o telelavoro viene definito sul sito del ministero del lavoro come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro”; nato come opportunità (praticamente quasi non colta in Italia), in questi giorni, a causa del coronavirus Covid 19, è diventato più che altro un’esigenza.
A livello informatico, lo smart working è una cosa che va studiata e progettata in quanto la predisposizione tecnica, e quindi la complessità della stessa, può variare in modo molto significativo tra le diverse realtà; le soluzioni adottabili sono le più disparate, dall’adozione di piattaforme online di comunicazione e collaborazione (Microsoft Teams, Google G Suite, etc), all’utilizzo di una VPN (Virtual Private Network) per il collegamento sicuro da remoto alla rete aziendale, alla semplice condivisione di documenti tramite uno dei tanti servizi di cloud storage.
Se la vostra società volesse iniziare ad usufruire dello smart working, vi consigliamo di fare come già diversi nostri clienti hanno fatto: contattarci per valutare insieme quale possa essere la soluzione migliore in base alle vostre esigenze lavorative e tecniche.
Ricordate che quello che oggi è un’esigenza, domani potrebbe rappresentare un’opportunità dal punto di vista di costi e produttività!

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